CAPIRE LE FESSURE

NEL LEGNO STRUTTURALE


Tutti sanno che il legno degli alberi possiede una elevata umidità per effetto delle linfa circolante nel fusto. Una volta che l’albero viene tagliato detta circolazione viene a cessare e l’umidità contenuta nel corpo legnoso inizia progressivamente a diminuire. Il fenomeno per cui l’acqua contenuta nel legno lentamente evapora, fino a mettersi in equilibrio con l’umidità ambientale è la cosiddetta STAGIONATURA. L’acqua contenuta nel legno si misura in percentuale, prendendo come riferimento il peso del legno secco. Appena tagliato, il tronco ha elevata umidità. La perdita d’acqua è in rapporto con l’acqua contenuta,che può superare anche il 100%, con la temperatura e l’igrometria dell’aria, con il tipo e lo spessore dell’assortimento. Si badi bene che non significa che con la stagionatura si sia eliminata tutta l’acqua del legno, bensì che, per un determinato ambiente, non può evaporare ulteriormente acqua dal legno. Ad esempio, in un ambiente con temperatura intorno ai 20° e umidità relativa dell’aria del 60-70%, l’umidità residua del legno sarà del 12%. Per la stessa temperatura ed umidità dell’80-90%, legno quindi all’esterno, l’umidità del legno sarà del 15-18%; mentre in ambienti particolarmente secchi, come stanze riscaldate ed umidità del 40-0%, l’umidità di equilibrio del legno sarà del 9-10%.

L’umidità residua del legno è dunque fortemente in relazione con l’igroscopia dell’ambiente e se quest’ultima varia, l’umidità propria del legno varierà, anche a distanza di molti anni. Il fenomeno di adeguamento all’umidità dell’aria è reversibile, vale a dire se l’umidità dell’aria ambiente si modifica, anche l’umidità del legno varierà nella stessa direzione.

Il legno per effetto della perdita d’acqua di costituzione, si ritira e questo ritiro provoca il distacco delle fibre, ovvero la FESSURAZIONE, che è dunque fenomeno naturale.

Le fessure non sono altro che l’indice di un’avvenuta perdita d’acqua, necessaria al legno per equilibrarsi con le condizioni e l’igrometria dell’ambiente. Il ritiro è fenomeno fisiologico in diretta dipendenza dall’evaporazione dell’acqua dalle pareti cellulari. La concreta manifestazione si rivela sia nei cosiddetti “movimenti” del legno, sia con deformazioni dei segati a seconda del loro orientamento rispetto agli anelli di accrescimento (imbarcamenti, svergolamenti..) sia con aperture a V, che partono dal midollo proprio a causa del maggior ritiro tangenziale rispetto al radiale. Se però le travi, anziché essere “centrate” o “con cuore”, sono “fuori cuore”, ovvero derivano da un tronco diviso a metà o in quattro parti, il ritiro difficilmente si manifesta con fessure a V, ma durante la stagionatura LA SEZIONE SI DEFORMERA’.

Quando nelle costruzioni si pongono in opera delle travi in legno si possono presentare due casi:

- se il legno è sufficientemente stagionato LE TRAVI PRESENTANO SENZA DUBBIO DELLE FESSURAZIONI LONGITUDINALI

- se il legno è ancora allo stato fresco può darsi che non vi siano ancora delle fessurazioni ma con la successiva stagionatura, che metterà in equilibrio l’umidità del legno con l’umidità dell’aria ambiente subentrerà un ritiro con la diminuzione delle misure di sezione e con l’APERTURA DI FESSURAZIONI.

Ciò che viene più frequentemente detto quando appaiono le fessure in opera, è che le travi di una volta erano di gran lunga migliori e non fessuravano, per la grande cura nell’essiccazione, della scelta del momento del taglio (luna e mese) e per la più alta cultura del legno. E nulla giova dire a costoro di guardare meglio le vecchie travi che sono sempre, in misura maggiore o minore, FESSURATE.

Il lamellare ed altri elementi strutturali, come il bilam o il KVH, sono formati a partire da tavole, travetti o segati che ricomposti con colle e giunti danno origine ad elementi strutturali con sezioni e lunghezze notevoli. Condizione per la tenuta degli incollaggi è che i materiali di base abbiano costanza di umidità. Il lamellare dunque, così come gli altri ricomposti, non devono fessurarsi in opera. Da questo imperativo devono escludersi gli inevitabili ritiri delle lamelle esterne della trave se le condizioni di secchezza dell’ambiente è inferiore a quello normalmente previsto. Tali fessure potrebbero esteticamente infastidire, proprio perché dal lamellare ci si aspetta la “perfezione”. Comunque tali fessurazioni NON INTACCANO MINIMAMENTE LE PRESTAZIONI STATICO-MECCANICHE.

Anche la fessurazione delle teste delle travi è imputabile al ritiro del legno data la forte temperatura, l’azione dell’acqua meteorica ed i raggi ultravioletti che spesso le colpiscono. Il particolare costruttivo va confezionato in modo attento, la sagomatura delle teste delle travi non ha quindi un fine esclusivamente estetico ma serve soprattutto a proteggere questa delicata parte del legno.

La presenza di vernici o altri rivestimenti sulle superfici può rallentare ma non impedire questo fenomeno e in condizioni climatiche particolari come ad esempio un periodo di caldo intenso improvviso dopo una primavera tiepida, porta inevitalbimente alla comparsa di fessure da ritiro in quanto il legno ha assorbito umidità durante il periodo invernale e la rilascia repentinamente, specialmente se completamente esposto,

spaccatura da ritiro su trave in abete massiccio

fessurazione su trave lamellare